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06 luglio La mia giornata idealeQuando non gioco a calcio, la mia giornata ideale sarebbe: sveglia alle 8, poi un 18 buche al golf, a Chester, poi un salto all’ippodromo, che è proprio li’ vicino, per vedere i cavalli. L’ho già fatto: la nostra giornata, quando eravano ragazzi di scuderia, era : sveglia alle 8, 18 buche, di ritorno a mezzogiorno per colazione, poi le corse e, dopo le corse, il sabato sera, in città, a bersi qualche birra con gli amici. Volete sapere se i miei cavalli vincono spesso? Ho vinto una volta a Chester ed è stato il più bel giorno della mia vita! Avevo appuntamento all’ippodromo con mia moglie e mia figlia. Erano vestite benissimo, il mio cavallo ha vinto, i miei amici si sono divertiti e poi siamo andati in città. Perfetto, no ? ! RigoriPotrete allenarvi quanto volete a tirare i rigori, non riuscirete mai a ricreare la tensione che si prova in situazione reale. Questa volta ci eravamo esercitati a tirarli, mentre nel 1998 non lo avevamo fatto, eppure il risultato è identico. Ne ho tirato due in grandi tornei in Inghilterra, ma è impossibile ricreare quella terribile tensione. All’allenamento, potete esercitarvi a liftarli per farli entrare nell’angolino superiore della rete, ma, quando avete le gambe che fanno giacomo-giacomo– quando siete costretti a guardavi le gambe per ricordarvi di averle ancora – è tutta un’altra cosa. Potete allenarvi quanto volete, non ha niente a che vedere.
Certo, non è inutile allenarsi, perché si acquista fiducia, ma non credo che cambi qualcosa. Quando si è in campo, è difficile ricordarsi di quello che si è fatto all’allenamento. Spesso, i migliori giocatori all’allenamento sono poi quelli che sbagliano di più in campo e poi, che cosa succede se sbagliate un rigore all’allenamento? Perdete fiducia e sarebbe quasi meglio che non tiraste il rigore. Credo che dipenda dalla psicologia di ciascuno. Certo, i rigori dopo i tempi supplementari sono una vera tortura per i nervi. Avete dieci secondi per mettere il pallone sul dischetto e, in quei dieci secondi, pensate a mille cose. Dovete cercare di concentrarvi e, invece, mille domande vi affollano il cervello. Potete dirvi: che cosa stanno facendo i miei compagni dietro di me? Quanta gente mi sta guardando? Quanti clubs, quanti pubs, quante persone nelle loro case? Che cosa dirà l’allenatore se segno? E se sbaglio, che cosa succede? Potreste continuare per anni ad interrogarvi, ma avete solo dieci secondi per smettere di pensare e concentrarvi solamente sul pallone. E’ proprio una tortura. 23 giugno Michael Owen – 23 Giugno 2006Sono proprio distrutto: i Mondiali sono terminati per me. Pero’, credo che l’Inghilterra possa farcela davvero a vincere il torneo. Sarò il suo tifoso numero uno.
Ho fatto una TAC al ginocchio il giorno dopo la partita contro la Svezia e l’esame ha purtroppo confermato le mie paure. Quando sono caduto ho capito subito che l’infortunio era grave, perché il ginocchio mi faceva malissimo.
I test hanno confermato la rottura dei legamenti crociati e credo che dovrò rimanere lontano dal campo fino alla fine dell’anno, e non solo durante i Mondiali.
Certo, sono proprio scoraggiato. Avevo aspettato con tanto entusiasmo questi Mondiali e avevo lavorato tanto per essere in forma. I miei compagni della nazionale inglese erano veramente tristi quando hanno appreso la notizia, però, quando sono uscito dal campo, ho augurato loro buona fortuna e ho detto loro che credevo nella vittoria dell’Inghilterra. Sarò sempre al loro fianco.
In realtà, spero proprio di poter andare a Berlino, il 9 luglio prossimo, per ricevere la medaglia di campione del mondo insieme ai miei compagni.
Adesso incomincia per me la lunga strada della guarigione, aspettando che si sgonfi il ginocchio. Sono già di ritorno in Inghilterra dove devo incontrare il personale medico del Newcastle FC per esaminare la gravità dell’infortunio e definire un piano d’azione per il futuro.
Rimarrò in contatto con MSN per darvi notizie. 19 giugno Michael Owen – 19 Giugno 2006Sono contento che abbiamo incominciato bene questi Mondiali con due vittorie : è molto importante e sono sicuro che giocheremo anche meglio nelle prossime partite. E’ difficile giocare contro squadre che hanno deciso unicamente di difendere: penso che giocheremo meglio contro squadre di miglior livello come l’Italia, la Spagna o il Brasile.
Per quanto mi riguarda, non credo di aver giocato le due migliori partite della mia carriera, ma sono abbastanza soddisfatto lo stesso. Non sono il tipo di giocatore, come Wayne Rooney ad esempio, che partecipa sempre al gioco anche quando la squadra gioca male: il mio compito è di stare davanti per concludere. Assumo sempre le mie responsabilità e, se mi passano il pallone, cerco di utilizzarlo nel migliore dei modi. Nelle due ultime partite ho avuto una sola occasione e un rimpallo bloccato : mi sarei preso a schiaffi per non aver segnato su quella occasione. Ma, penso di essere ancora un buon finitore. Mi sento bene e mi pare di giocare bene. Mi sono allenato bene e ho segnato in allenamento, allora non mi preoccupo.
Se il mister mi fa uscire per far entrare Wayne Rooney, come contro Trinidad, è lui che decide. Io, non mi preoccupo. Se devo rimanere in panchina, mi va bene. Non è la prima volta della mia carriera e, se l’allenatore pensa che sia bene cosi’ nell’interesse della squadra, rimarro’ in panchina senza fare storie. E’ questo il calcio. Ci sono 23 giocatori in una squadra.
Mi ha fatto piacere che Wayne sia tornato. E’ rimasto a lungo con noi e si è allenato normalmente. Non è stato fortunato ultimamente, ed è per questo che sono contento di vederlo di nuovo in campo. Spero proprio che d’ora in poi sarà veramente in forma e potrà dare il meglio di sé stesso. 16 giugno Michael Owen – 16 Giugno 2006Ai mondiali, come è stato finora a Baden-Baden, la squadra inglese ha sempre la propria base in una cittadina, lontano da tutto. C’è l’Inghilterra e la squadra più vicina potrebbe essere a 100 miglia, quindi tutti gli abitanti della zona si interessano a noi. I bambini vengono nell’hotel per incontrare i giocatori e diventano tifosi onorari dell’Inghilterra. È carino, ma poiché tutto si svolge intorno a te aumenta anche il senso di esserne circondati, inghiottiti. Ci alleniamo, mangiamo le cose giuste e passiamo il tempo nel modo migliore: alcuni giocano al computer, altri a carte, e così via.
Si cerca di passare il tempo nel modo migliore ma in pratica ci stiamo semplicemente preparando ad ogni partita. La preparazione è sempre noiosa, ma si sa che la partita è importante e che bisogna giocarla nel modo migliore. Può essere tormentoso, anche se dipende dal tipo di persona che si è. Io sono cresciuto in una famiglia numerosa e mi piace avere gente intorno. Se tutti passano tranquillamente il tempo nelle loro stanze a giocare al computer o a leggere mi annoio parecchio. Se invece sono tutti nella stanza comune a giocare a carte o a biliardo, oppure nella stanza della televisione a guardare una partita, gridare e scommettere fra di loro, allora sono contento. Michael Owen – 16 Giugno 2006I mondiali del 1998 hanno cambiato la mia vita per sempre attirando su di me un enorme livello di interesse, cosa un po’ strana. Ho fatto alcune pubblicità e così via, ma c’erano cose che non volevo proprio fare, cose non adatte a me. Non mi interessa diventare un celebrità e ho fatto solo cose che corrispondevano alla mia immagine e personalità. In verità sono piuttosto normale: sono a mio agio quando sono con i ragazzi ma sono abbastanza timido e il mio incubo peggiore è immaginare che quando lascerò il calcio sarò ancora inseguito o che ci sarà gente che mi chiederà: “Cosa fa tuo figlio? Cosa fa tua figlia?” Cose così non mi interessano. Quando mi ritirerò voglio farlo nel modo giusto; non voglio essere famoso.
Posso scherzare con chiunque nello spogliatoio, dove posso davvero essere me stesso, oppure uscire e ubriacarmi come chiunque altro. Non sono più bianco del bianco. Non sono l’uomo perfetto. E ci si ritrova a pensare: “chi se ne importa?” Voglio che la gente pensi che sono un tipo a posto, ma non ho bisogno che pensino che sono perfetto e non voglio dovermene preoccupare. Preferisco essere solo me stesso. 15 giugno Michael Owen – 15 Giugno 2006Il nostro obiettivo naturalmente è quello di vincere i mondiali, e a mio avviso disponiamo di un gruppo di giocatori che alla fin fine può farcela. Ma non facciamoci trasportare da noi, noi, noi. Sono sicuro anche che l’Italia, la Spagna e il Portogallo si chiederanno perché non hanno vinto ultimamente. C’è un solo vincitore ogni quattro anni. Abbiamo ragione a pensare di avere una possibilità, ma hanno ragione anche altre otto o nove squadre. Molta gente pensa che abbiamo il diritto divino di vincere perché abbiamo la squadra più forte degli ultimi anni, ma il calcio non funziona così. Dobbiamo cambiare la percezione che ci considera dei perdenti in serie. Michael Owen – 15 Giugno 2006Se si analizza il calcio negli ultimi 50 anni si può notare una diminuzione graduale dei gol, infatti al giorno d’oggi si vedono pochissimi 10-0, mentre due, tre o quattro gol a partita è un risultato eccellente. Guardando la mia squadra vedo un alto potenziale di gol. Abbiamo alcuni centrocampisti davvero bravi ad avanzare per segnare. Stevie Gerrard non ha nemmeno bisogno di avanzare: è un giocatore straordinario e può segnare da centrocampo come ha fatto nella finale di FA Cup. Lui e Frank Lampard hanno entrambi raggiunto la doppia cifra durante la stagione, David Beckham e Joe Cole hanno segnato dei gol e Peter Crouch sta ottenendo ottimi risultati.
Ovviamente non ho giocato altrettante partite in questa stagione a causa del mio infortunio, ma sono soddisfatto. Non sono l’unico giocatore ad aver rotto un piede e so di essere in grado di giocare a questo livello. Il mio record di gol non sembra essere diminuito: ho giocato solo poche partite per il Newcastle quest’anno e ho segnato dei gol, durante la stagione precedente ho segnato molti gol a Madrid, ho segnato contro la Jamaica e ho fatto due reti contro l’Argentina. Sono sicuro di poter continuare in Germania. L’altro giorno mi hanno chiesto chi segnerà più gol. Voglio giocare bene, voglio che la squadra giochi bene, e se non sarò io il migliore vorrei che fosse Wayne Rooney o Peter Crouch. 09 giugno Michael Owen – 9 Giugno 2006I primi Mondiali di cui mi ricordo sono quelli del 90, in Italia. Poi, ho guardato alla televisione quelli del 94, ma non è un ricordo eccezionale. Quando l’Inghilterra non gioca, non è la stessa cosa. Se non c’è l’Ingfhilterra, di solito tengo per le altre squadre di lingua inglese – nel 94 mi piaceva guardare l’Irlanda - ma, insomma, non è lo stesso. Francamente, i Mondiali negli Stati Uniti sono un triste ricordo. Da allora, ho partecipato più da vicino ai grandi tornei. Ho assistito all’Euro 96 da tifoso, e, dato che, quando avevo 16/17 anni, giocavo nella nazionale inglese under 21, mi hanno dato dei biglietti per la partita Inghilterra-Scozia a Wembley. A quell’epoca, giocavo con le riserve del Liverpool e incominciavo a pensare veramente che mi sarei fatto un nome come calciatore. Ero eccitatissimo durante la partita perché pensavo che un giorno ci sarei stato io in campo. Certo non avrei mai immaginato che le cose potessero andare cosi’ in fretta da quel punto di vista . Per quanto riguarda i Mondiali del 90, mi ricordo soprattutto di una grandissima emozione: l’Inghilterra segna e si vedono, dall’altra parte della strada, i vicini agitarsi dietro le finestre, poi si scende in strada e i pub sono pieni di gente. Durante i Mondiali, tutto il paese è in preda ad un effervescenza incredibile. Le macchine portano la bandiera inglese e si vedono centinaia di persone buttarsi nella fontana a Trafalgar Square. Tutto il paese è in festa. Finché la nazionale non si fa eliminare, naturalmente. E allora, si ritorna al lavoro e tutti sono depressi. Immaginatevi un po’ se l’Inghilterra vincesse quest’anno. La gente avrebbe voglia di festeggiare per sempre! 08 giugno Michael Owen – 8 Giugno 2006Il mio gioco è cambiato nel corso degli anni. Mi ricordo che quando ho disputato la mia prima partita intera con il Liverpool contro Sheffield Wednesday, dopo mezz’ora di goco avevo crampi in tutti i muscoli del corpo. Poi, quando s’invecchia, s’impara ad economizzare la fatica – a volte si è altrettanto freschi alla fine della partita che all’inizio – ma, quando si è ragazzi, si vuole correre da una parte all’altra del campo, ci si vuole impossessare di tutti i palloni ed è proprio quello che ho fatto in quella partita. Ero talmente contento di giocare nella squadra A che ho corso sicuramente molto più di quanto fosse necessario ; per tre o quattro giorni dopo la partita ero completamente morto. Non riuscivo più a muovere le gambe, eppure ero giovane. Correvo come un matto e pensavo che, prima o poi, ne sarebbe uscito fuori qualcosa. Invece, bisogna imparare a gestire i propri sforzi. E poi, c’è stato l’infortunio. Se fossi tornato subito in campo, avrei potuto continuare a giocare come prima, ma, dopo uno o due anni di piccoli infortuni qua e là, mi sono reso conto che le cose erano cambiate e anche il mio gioco è cambiato. Non saprei dire quanti sprint devo fare ancora oggi durante una partita, perché dipende dal tipo di difesa che ho di fronte e dal tipo di gioco della squadra. Se la tua squadra gioca male, non vedi mai il pallone. E’ il grosso problema di tutti gli attaccanti e dei portieri: o si è continuamente sollecitati oppure ci si annoia da morire. Allora si ha voglia di andare a centrocampo a cercare il pallone, ma , di solito, non è bene per il resto della squadra. Ed ‘ proprio in questo che sono cambiato : spero di essere diventato un po’ più intelligente. 01 giugno Michael Owen – 1 Giugno 2006L’infortunio al metatarso di quest’anno non è il primo della mia carriera. Qualche anno fa avevo problemi ricorrenti al muscolo ischio-crurale. Ho subito un grave infortunio che mi ha allontanato dal campo per mesi, poi, i due anni successivi, ho avuto altri infortuni minori, legati al primo, che mi hanno costretto, ogni volta, a non giocare per tre o quattro settimane. A un certo punto, ero convinto che questo avrebbe compromesso tutta la mia carriera; la cosa andava avanti da due anni e incominciavo a crederi che ci fosse un problema genetico. Ho dovuto lavorare duro per ritornare al livello di prima. La riabilitazione non è andata come avrebbe dovuto; il fisioterapista del Liverpool è andato via alla fine della stagione, proprio quando ero infortunato e non ho fatto riabilitazione per quasi due mesi. Il muscolo in sé era guarito, ma diventava sempre più piccolo e sempre più debole. In realtà avrebbe dovuto essere due volte più grosso e questo influiva sul mio gioco e sul morale: dopo uno o due anni di lotta, mis sono reso veramente conto dell’infortunio e dei rischi che comportava; chiunque tu sia, se il problema diventa ricorrente finisci per stressarti. Ci pensavo continuamente mentre giocavo. Per due anni, ho lottato più che altro contro me stesso, ma ora tutto va bene e sono sicuro che l’infortunio al metatarso non avrà le stesse conseguenze; contrariamente ai problemi muscolari, le fratture non sono ricorrenti. 31 maggio Michael Owen – 31 Maggio 2006Sono stato deluso dalla sconfitta della nazionale inglese B nell’amichevole contro la Bielorussia, ma è meglio perdere ora piuttosto che perdere ai Mondiali, quando le sconfitte contano davvero. E poi, trovo che la squadra abbia dato qualche segnale positivo. Nel primo tempo, abbiamo giocato bene e ci siamo creati parecchie occasioni. Soprattutto il centrocampo è stato molto attivo e ha fornito parecchi palloni da goal. Aaron Lennon è stato davvero notevole - rapido, coraggioso, pronto a buttarsi avanti. Il secondo tempo, invece, non è stato il massimo. Passaggi « molli », un sacco di palloni persi – soprattutto a centrocampo – e quando si cerca di segnare tirando da lontano vuol dire che qualcosa non va. Bisogna risolvere questo problema, ma c’è ancora tempo e, soprattutto, ci sono ancora molti giocatori validi che non sono scesi in campo questa volta.
E’ stata una partita importante per Theo Walcott. Sono sicuro che sarà stato nervosissimo prima del calcio d’inizio, ma ora si sentirà certamente meglio. Incomincia a conoscere i compagni, sembra a suo agio e il fatto di avere già giocato una partita lo aiuterà di certo. Mi è sembrato molto attivo. Non ha esitato ad affrontare direttamente gli avversari e ha tentato anche un tito da lontano, ma è difficile giudicare un cannoniere quando la squadra non è in grado di creare abbastanza gioco. Più palloni si hanno, più si puo’ dimostrare quanto si vale e devo ammettere che non abbiamo offerto molte occasioni a Theo.
Il mio piede sta bene. Ne ero sicuro. Sarà ancora un po’ arrugginito, ma, da qualche settimana, l’allenamento va benissimo e da ora in poi non puo’ andare che migliorando di giorno in giorno. 29 maggio Ricordi del 1998Con tutto quello che si sta dicendo sulla convocazione del giovane Theo Walcott nella nazionale inglese, molti mi chiedono di parlare della mia analoga esperienza da giovanissimo ai Mondiali del 1998. Devo dire che è stata una cosa strana; me ne sono reso conto a poco a poco. Qualche mese prima della convocazione era solo un vago sogno, quattro o cinque mesi prima una possibilità e solo un mese prima dell’inizio del torneo sono stato sicuro di farcela. In questo senso, la mia esperienza è stata diversa da quella di Theo, ma sono partito come membro della squadra, senza essere assolutamente sicuro di giocare. Certo sapevo che, come cannoniere, se la squadra avesse avuto bisogno di segnare mi avrebbero forse fatto entrare, ma non mi ero mai immaginato che le cose sarebbero andate come sono andate.
E’ stato fantastico avere un’occasione di giocare contro la Tunisia, anche se a 2-0 non era una situazione ideale. In realtà, io non volevo semplicemente partecipare ai Mondiali : volevo giocare. Durante la partita successiva si è presentata un’ottima occasione di entrare in campo per dare una mano, perché perdevamo di un goal contro la Romania. Ho colpito un palo e ho segnato un goal, e cosi’ mi hanno fatto giocare la partita successiva contro la Colombia e… poi sapete tutti come è finita contro l’Argentina, no?
Certo, poi, sono stato deluso dalla nostra eliminazione, e mi sentivo solo parzialmente soddisfatto. Se dovessi vivere oggi la stessa situazione, sarei certamente deluso, anche se per un giovane che vuole farsi un nome e guadagnarsi un posto in nazionale, i Mondiali sono comunque una fantastica avventura. Quando si è giovani, si è più individualisti, soprattutto quando non si fa parte della nazionale o non si è sicuri di farne parte. Poi, una volta che si è stati selezionati, si pensa di più alla squadra, anche se tutti i sostituti vi diranno la stessa cosa: quando si è in panchina, l’unica cosa che conta è entrare in campo. Certo, si pensa al bene della squadra, ma, soprattutto, si aspetta di avere un’occasione. Detto cosi’ sembra una cosa bruttissima, ma non è che uno si auguri che succeda qualcosa di male ai propri compagni : uno vuole solo poter giocare. E, quando l’occasione si presenta, bisogna saperla cogliere al volo: se non lo avessi fatto nei venti minuti in cui ho giocato contro la Romania– che sono stati un vero banco di prova per me – oggi la gente non starebbe ancora a parlare della mia partita contro l’Argentina. 12 maggio Michael Owen – 12 Maggio 2006La gente, in Inghilterra, voleva un allenatore inglese per la nazionale e penso che la scelta di Steve McClaren sia stata ottima. Ha buonissime referenze, avendo lavorato come allenatore a Oxford, a Derby e al Manchester United prima di diventare il manager di Middlesbrough. E poi ha anche già lavorato con la nazionale inglese per molti anni, e ha lasciato un’ottima impressione : è molto popolare tra i giocatori. Ci ha spesso allenati e penso che continuerà ad occuparsi dell’allenamento vero e proprio anche adesso che è diventato il capo : non credo che si allontanerà molto dal campo. E’ un allenatore molto attivo, che organizza sedute interessanti e sa anche scherzare con i giocatori. Gli allenamenti con Steve sono piacevoli e si ha sempre l’impressione d’imparare qualcosa di nuovo. Parla molto con i giocatori, ma sa anche ascoltare : è molto dotato per la comunicazione.
Anche la continuità è un fattore positivo. Non dobbiamo ricominciare tutto da capo, c’è già il legame con la squadra inglese. Il nuovo DT avrà naturalmente le sue idee, ma cercherà anche di far andare avanti le cose. Abbiamo una buona squadra e una buona formazione: non c’è bisogno di grandi cambiamenti. Sa anche che il posto di allenatore della nazionale inglese non è un posto come un altro : conosce già la pressione, ha visto come vanno le cose dall’interno, conosce la FA, e allora non ci saranno soprese. Penso proprio che la sua nomina sia una buona decisione. 10 maggio Michael Owen – 10 Maggio 2006Il mio piede sta bene. Ho finito la partita contro il Birmingham – la prima dopo la frattura del metatarso che ho subito nello scorso dicembre – con qualche difficoltà, ma va bene. Non ho avuto problemi per una decina di minuti, poi ho incominciato a sentire un dolore al piede e le fitte sono continuate per mezz’ora anche dopo la fine della partita. Ma, non sono preoccupato. Ho parlato a un sacco di fisioterapisti e ad altri giocatori che avevano avuto lo stesso infortunio e mi hanno detto tutti di non preoccuparmi, perché è normale aver male quando si torna in campo dopo questo tipo d’infortunio.
Il giorno dopo, mi sono fatto visitare dal chirurgo che mi ha operato e ho fatto una radiografia : sembra che l’osso non abbia problemi. Devo solo stringere i denti e il dolore passerà prima o poi. Pero’, non era un dolore molto forte e l’osso non scricchiolava. La frattura si è riassorbita correttamente e la vite è a posto. Bisogna solo abituarsi all’idea di avere un corpo estraneo nel piede. Mi sono sbarazzato dei principali problemi e non ho fretta. C’è ancora tempo e saro’ pronto per i Mondiali. 28 aprile Michael Owen – 28 Aprile 2006Anche se sono rientrato in squadra lo scorso fine settimana, non ho giocato. Spero di poterlo fare in questo weekend. Inizierò in panchina, ma ci sono buone possibilità che possa giocare per una mezz’ora. Mi sono allenato con gli altri per tutta la settimana, facendo esattamente le stesse cose, e mi è sembrato tutto in ordine. Riesco a fare qualunque cosa: passaggi, tiri, contrasti, proprio tutto insomma.
Non ho ancora parlato con Sven ma non ho nessun dubbio per i mondiali. Mancano ancora sei settimane, quindi niente panico. Devo ancora recuperare precisione e sensibilità per la palla, ma a parte questo mi sento pronto. Spero che riacquisire la sensibilità per la palla sia una questione di giorni. Figuriamoci sei settimane: non dovrebbero esserci problemi. Dopo la seconda operazione tutto è filato liscio come da programma e ora devo solo stare attento a non fare sciocchezze, come giocare per 90 minuti di seguito. Devo anche incrociare le dita e sperare di non avere altri incidenti, perché appena rientrati si è più predisposti. In questo senso, il tendine, il polpaccio, la coscia, qualunque cosa, mi preoccupano più del metatarso. Per quanto riguarda l’alluce, va tutto bene. 19 aprile Michael Owen – 19 Aprile 2006Che cosa è cambiato all’Arsenal? Francamente, non credo che ci siano stati grossi cambiamenti. Continuano a lavorare come hanno sempre lavorato. Ma è una questione di fiducia, di forza mentale. Se non giochi bene in Premiership, ti puoi sempre rifare in Champions League, ti toglie un po’ di pressione e ti consente di ripartire da zero. E poi, se s’incomincia a vincere una partita, si pensa che se ne puo’ vincere una seconda, e si continua ad andare avanti su queste basi. Non mi sorprende: il Liverpool, l’anno scorso, ha vinto la Champions League e non era nemmeno tra le prime quattro squadre in campionato. E’ molto difficile mantenere lo stesso livello su entrambi i fronti, mentre ci sono tante squadre di ottima qualità.
Non credo che si scelga volontariamente di vincere un determinato torneo piuttosto che un altro, pero’, forse, inconsciamente, ci si sente più forti in un certo contesto piuttosto che in un altro. Non so se la Champions League sia più facile per l’Arsenal perché il gioco troppo fisico non gli va bene, ma, se la gente continua a ripetervelo, finite per crederci anche voi e questo cambia, in un certo modo, il vostro modo di affrontare le partite. E poi, a volte, anche la fortuna ha la sua parte; vedete che siete ricompensati e, allora, senza quasi rendervene conto, date quel 2% di più che vi fa vincere. Credo molto all’importanza della preparazione mentale. Ognuno ha un corpo e , se sa correre, meglio per lui, se è forte, meglio per lui, ma quello che è fatto è fatto. Dovete accontentarvi di quello che avete e il 99% del calcio sta proprio nella mente. 18 aprile Michael Owen – 18 Aprile 2006Credo proprio che l’Arsenal abbia una grossa occasione in Champions League. Sono venuti in forma al momento giusto, prendono pochi goal e hanno alcuni giocatori davvero fantastici. Quando ero in Spagna ho giocato contro il Villarreal e, anche se è una buona squadra, difficile da battere, se guardiamo le altre due squadre semifinaliste penso proprio che Arsenal non avrebbe voglia di cambiare avversario. Credo che chiunque sceglierebbe il Villarreal invece del Milan o del Barcellona. E’ davvero un’ottima occasione di andare in finale per l’Arsenal.
Il Villarreal è molto forte in casa e l’Arsenal dovrà stare attento, ma dovrà anche considerare la trasferta in Spagna come un’opportunità da sfruttare. Naturalmente, senza dimenticare che il Villarreal penserà la stessa cosa per quanto riguarda la sua trasferta ad Highbury. Il calcio è cambiato rispetto a dieci o vent’anni fa, quando si cercava il pareggio fuori casa perché si era sicuri di vincere in casa. Era lo stile del Liverpool, ma oggi il livello delle squadre è molto più alto. Le squadre sono tatticamente più forti, molte contano su un colpo di fortuna e la partita fuori casa è spesso molto di più di una semplice occasione : spesso, è propio il goal segnato in trasferta che conta per fare la differenza. L’Arsenal dovrà tenerne conto all’andata e stare attento a non prendere goal. Al ritorno, naturalmente, sanno che potranno sempre segnare fuori casa. Penso proprio che l’Arsenal abbia un’ottima occasione per andare in finale. 13 aprile Michael Owen – 13 Aprile 2006Alan Shearer ha annunciato che non sarà più a Newcastle l’anno prossimo e che ha voglia di prendresi una bella vacanza prima d’incominciare la sua carriera d’allenatore. La gente mi chiede se mi piacerebbe essere allenatore, ma non credo proprio che sia la mia strada. Alla televisione si vedono solo gli aspetti positivi della professione, ma ce ne sono altri molto meno piacevoli. Non è un lavoro facile. C’è troppa pressione, un sacco di piccoli dettagli da prendere in considerazione.
Adesso, poi, è ancora più difficile che in passato. Prima basatava decidere la formazione della squadra : ora, invece, bisogna motivare dei giocatori che vengono dai quattro continenti e che guadagnano un sacco di soldi, e le squadre sono molto più grosse, hanno una trentina di giocatori o forse più, il doppio di una volta. Bisogna pensare, ad esempio, alla rotazione, cosa che non si faceva prima. L’allenatore, oggi, ha mille impegni e, a volte, è difficile motivare i giocatori. E poi, prima, c’era lo spirito di squadra che oggi, a volte, non esiste più. E’ proprio diventato un duro mestiere e non credo che saro’ allenatore. Non sono mica matto come Alan.
Michael Owen – 13 Aprile 2006Qualunque calciatore vi dirà le stessa cosa: gli infortuni fanno parte del gioco. Non è cosa facile, ma bisogna accettarli e, di solito, ci riesco. Quando mi sono rotto il piede contro gli Spurs, mi sono seduto sul tavolo del massaggiatore e, un’ora dopo, mi ero già calmato. Se so esattamente com’è la situazione e quando potro’ tornare in campo, va bene. Il problema, invece, si pone quando le cose non vanno cosi’ ed è proprio questo che è difficile, per me, in questo momento, a causa delle ricadute.
Se mi date una data, va bene : faccio tutti i giorni gli esercizi di rieducazione, anche se sono duri, per guarire al più presto, cancello la data sul calendario e ho un obbiettivo da raggiungere. Questa volta, invece, non ero pronto quando avrei dovuto. Se le cose fossero andate come previsto, ora sarei di nuovo in campo: e invece, non è cosi’ ed è molto frustrante. Pero’ non mi lascio abbattere. Ho nuovi obbiettivi e penso di farcela per la Coppa del Mondo. Per Newcastle, invece, conto le ore e spero proprio che riusciro’ a giocare ancora prima della fine della stagione. |
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